Due parole sull'autore Francesca Putrino

10 Comments

  1. Ad ascoltare bene le ragioni del cuore, la gelosia non dovrebbe essere un vizio capitale ma, a sentire come si esprimono le donne, sembrerebbe che la realtà sia ben diversa.
    Una mia amica sostiene che multiple fratture agli arti inferiori impedirebbero di camminare al fianco di chiunque non fosse lei, qualora avesse la vaga sensazione che il suo uomo la tradisse.
    Certo, meglio zoppo che decapitato!
    Di contro nemmeno gli uomini scherzano, specialmente quando la gelosia e’ esercitata dal padre nei confronti della figlia.
    Un mio buon amico si esprime, con criptica determinazione, nei riguardi di qualunque malcapitato accompagni, sia pure a far la spesa, la sua primogenita, ormai in età da accoppiamento, la frase, rigorosamente pronunciata con un ghigno poco rassicurante, testualmente, e’ questa: “ricordati che in macchina ho una pistola ed una pala e nessuno sentirà la tua mancanza”.
    Chi ti ama veramente sarà sempre geloso, magari senza darlo a vedere ma, forse, non tanto del possibile carnale tradimento, quanto dell’ipotesi che la tua testa ed il tuo cuore possano essere condivisi con altri, perché la vera intimità non passa solo per il corpo, e’ più profonda e contribuisce a creare la sensazione di possedere completamente l’altro fin nelle più remote spire dell’anima.
    Quando condividi senszioni ed emozioni, quando telepaticamente due cuori pensano all’unisono, hai raggiunto un grado di appartenenza che solo l’amore giustifica.
    Ecco, di questo si è più gelosi e il tradimento diventa incomprensibile, inaccettabile, fino a scatenare le pulsioni peggiori dell’essere umano.
    Scimitarre, mazze da baseball, pistole e forconi vengono tirate fuori dalle polverose cantine e usate, indiscriminatamente, con l’intento di uccidere.
    Ma, prima che il sangue scorra copiosamente, se c’è amore sincero, ti fermi e, lasciate cadere le armi, vai a cercare la chiave di quella gabbia, che se pur dorata, hai costruito nel vano tentativo di custodire l’anima sua, ‘che liberi di scegliere si è, sempre, più consapevoli delle proprie scelte.

  2. Sentire e far sentire la libertà di scelta, occuparsi dei desideri dell’altro e condividere i propri in “un gioco di carambole e rimandi” in cui non ci sono né vincitori, né perdenti.
    E se hai imparato a convivere con la paura di vedere realizzati i tuoi desideri, se sai gestire la brama terrifica di mandare avanti i tuoi bisogni lancia in resta, sei pronto anche ad aprirti completamente e ad accogliere l’irriducibile diversità dell’altro – sempre sperando che nessuno approfitti della tua forza, che i tuoi desideri non siano usati come boomerang.
    Nella meravigliosa gabbia dorata del “noi” a quel punto ci entri da solo e ci rimani, gioioso di sentirti appartenente e custodito.
    Bellissimo. Sento il profumo dei fiorellini di campo e vedo volteggiare meravigliose e variopinte farfalle.
    A parole, tutti bravi. Mai sentito nessuno rifiutare con sdegno questo approccio all’amore.
    Ma allora perché le relazioni diventano un bagno di sangue? Perché dichiariamo con malcelato compiacimento di essere pronti ad usare il coltello per lavare l’onta di un tradimento anche solo ipotizzato?
    Ci si stuzzica all’interno di una coppia immaginando scenari degni della cavalleria rusticana e ci confortiamo della gelosia dell’altro, quasi confermasse il nostro intrinseco valore.
    Un bel gioco, direi irrinunciabile, se ci si riconosce nel bisogno di appartenenza e rimane un gioco fino a quando ci si assume la responsabilità di se stessi e della propria soddisfazione senza scaricare sull’altro frustrazioni e insicurezze, anzi, dosando con pudore la forza del proprio sentimento per non investire l’altro delle immancabili aspettative di reciprocità.
    Nella maturità affettiva, quasi a malincuore, devi riconoscere che amore non è dominio. Non puoi accontentarti della semplicistica logica del possesso dell’altro e poi dell’annullamento di sé in nome dell’agognata sicurezza.
    Perché ormai lo sai che la gabbia dorata può diventare una trappola fatale.
    Ragioniamoci a partire dagli appellativi solitamente usati nelle coppie consolidate: “amore”, “tesoro”, “gioia”, sottinteso o dichiarato il “mio!!”.
    Ci si abitua facilmente alla rinuncia del proprio nome e quando l’altro ti chiama con il nome di battesimo senti puzza di guai: è il segnale d’allarme di una tempesta in arrivo.
    Le coppie, particolarmente nelle buone famiglie tradizionali e perbene, frequentano quasi esclusivamente altre coppie, o altre famiglie pari requisiti.
    Meccanismi automatici che ci semplificano la vita, strutturano le relazioni nel tran tran quotidiano.
    Quante sono le coppie in cui la solidarietà è il fine e non il mezzo? … cooperative sociali in cui si è smarrita la ragione associativa per far spazio a rivalità e giochi di potere.
    E se smonti l’ingranaggio meriti la riprovazione sociale, sei superbo quanto Ulisse: perché non ti accontenti?

    Nell’amore sincero e maturo, il tradimento – pur rimanendo intensamente doloroso e destabilizzante – può perdere il carattere di assoluta e definitiva tragicità perché in fondo non tocca la tua dignità umana. Non hai bisogno del rigido asservimento dell’altro a codici di comportamento predefiniti e socialmente approvati per affermare il tuo valore e la tua potenza.
    La libertà di scelta non è estenuante e continua negoziazione di ciò che l’altro può e deve fare e la porta della gabbia non rimane aperta per gentile concessione.
    Se ami una persona le chiavi gliele consegni appena si accoccola sul trespolo accanto a te.

    1. L’idea di me con un macete mi fa sorridere, così come il post pubblicato. Da persona profondamente liberale ti dico che, a mio avviso, i rapporti non sono sempre fatti di bagni di sangue, ma di scelte e azioni che corrispondono a reazioni. Quindi, lasciamo liberi chi ci è vicino ma anche consapevole delle conseguenze (belle o brutte) … Ps: non vedo l’ora di trovare il un trespolo sicuro ❤️ Buona giornata

  3. Forse è meglio ripartire dal significato delle parole: un trespolo non è una piattaforma. Per quanto tu possa essere bravo ad abbarbicarti, per mantenerti in equilibrio nel tempo dovrai imparare a dosare dondolii impercettibili. E se sul trespolo si è in due bisognerà dondolare all’unisono.
    In ogni caso, mi sembra che l’immagine del trespolo mal si accompagni al concetto di sicurezza.
    Altro discorso se confondiamo il compagno di vita con il trespolo. In questo caso si potrebbe evincere un concetto dell'”amore” che mi sento di definire desolante, se non decisamente predatorio.
    Cosa succede se il trespolo si linea? Si svolazza molto liberamente su un altro trespolo?

    1. Purtroppo non ho una palla magica… Credo che anteporre le paure alle possibilità limiti la nostra vita. Lei, ovviamente, è libera di pensare come meglio crede. Buon pomeriggio.

      1. Buon pomeriggio anche a lei,
        la ringrazio per la gentile concessione di spazio e libertà, ché soprattutto quella di pensiero è da considerare preziosa.
        Si può scegliere se limitarsi sempre e comunque allo stereotipo, oppure tentare di andare oltre, scardinare e ricomporre il pensiero comune, la retorica da facebook, per tentare di approdare ad un pensiero consapevole e personale, se non proprio originale.
        Ciò detto, sono sinceramente confusa dalla sua risposta perché non capisco quando e come avrei anteposto paura a possibilità.

  4. E’ troppo stuzzicante questo dialogo a distanza per evitare di commentare ulteriormente.
    Non voglio ergermi a giudice delle altrui opinioni, non è ho la stoffa, ma credo che metafore e riflessioni su questi argomenti abbiano un significato più profondo di quello che sembra.
    Mi fa piacere aver regalato un sorriso a “Chicca” (penso che si riferisse al mio post, rispondendo a Rosanna) ma, e qui sta l’inghippo, è come se non avesse letto le conclusioni del mio pensiero, oppure, semplicemente, ci è scivolata sopra… eppure quelle ultime righe sono proprio il “là” del secondo commento, che trovo un contributo interessante e motivato,
    liquidato in scioltezza e senza addurre una critica sensata, soprattutto nella “contro risposta”.
    Il rischio, nel parlare in piazza, è di non avere sempre e solo la clack di amici, può capitare di incontrare chi non la pensa come te o ne sa più di te, un valore per il blog ed un possibilità di arricchimento per chi ne fruisce.

    1. Signor Messina, la mia risposta era per Rosanna. Il suo post l’ho letto e accettato come suo Punto di vista; come, a detta sua, contributo. Non tutto nella vita è polemica e non tutto deve sempre essere commentato. Non cerco per forza consensi ma lo stile del blog è questo e non sarà cambiato, almeno per adesso. Vedo che non è di suo gradimento, quindi, come già detto: puo’ cambiare pagina ✌️ Adesso la saluto.
      Pace e bene.

      1. L’ultimo commento in questa pagina è stato scritto prima di aver letto la sua “amena” risposta da “Regina”.
        Ma, come dimostra in queste ulteriori righe, soprattutto in risposta a Rosanna, passa dal confidenziale tu al lei manifestando un distacco puerile da qualunque contenuto le sia ostico.
        Ah, il chierico augurio glielo ribalto volentieri.

      2. “L’idea di me con un macete mi fa sorridere, così come il post pubblicato.” queste testuali parole sono quelle da me interpretate come un commento al mio post, perché non voglio credere che il commento di Rosanna contenga, per lei, spunti di ilarità, ed è quel commento “che trovo un contributo interessante e motivato, liquidato in scioltezza e senza addurre una critica sensata…”, giusto per farle capire che non ho la presunzione che lei, pur non leggendo, mi attribuisce.
        E’ con questo è veramente tutto.

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