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“Colui che non va avanti, inevitabilmente torna indietro.”

“Colui che non va avanti, inevitabilmente torna indietro.” Goethe

Come rimanere impassibili a una affermazione del genere e non chiedersi: Ma io sono gambero o leone; perseverante o occasionale?

In un attimo mi sono apparsi davanti i tanti progetti iniziati e mai finiti; le innumerevoli diete dei lunedì di ogni settimana; alcuni obiettivi messi sul cammino con tanto amore e poi riposti nei cassetti a prendere umidità; quegli amori rimasti allo stato embrionale, possibilmente per paura del domani.

Cosa era successo? Avevo sicuramente perso qualche passaggio senza accorgermene. Ho cominciato a pensare che forse avevo inserito nella mia vita un ingranaggio della misura sbagliata facendolo saltare. La macchina si fermava, perché? Ho capito che è necessario cambiare ciò che crea l’intoppo, o almeno identificarlo.

Forza, fermatevi un attimo prima di procedere nella lettura e pensate anche voi ai diversi sogni posteggiati in cantina (non ditemi che non ne avete altrimenti dovrei cambiare il nome del blog in Pinocchi a Colazione); cercate nel vostro subconscio e fate emergere ciò che avete accantonato. Permettete anche alle paure di venire a galla.

Dobbiamo capire perché si parte in quarta per poi prendere il calo; perché cerchiamo la forma giusta per poi perderla.

Dopo tanti sacrifici nella vita privata, nel lavoro, nella crescita personale capita, per svariati motivi, di non impegnarsi più chiudendo le porte all’energia che dava la carica al nostro obiettivo. Questo passaggio, che spesso avviene in modo graduale, cominciando con interruzioni brevi, finisce per prendere una strada definitiva annullando i risultati ottenuti. Lì giace l’inizio della fine, il deterioramento, l’attimo in cui l’ordine diventa disordine. Il successo prende le vesti dell’insuccesso.

Nel momento stesso in cui smettiamo di andare avanti, iniziamo inevitabilmente a tornare indietro.

Io non voglio permettere questo e lotto, sono sicura che lo vuoi anche tu. Quindi? Mettiamoci in moto.

  1. Decidi la tua meta. Solo la nitidezza dell’obiettivo può aiutarti a raggiungerlo.
  2. Valuta le diverse strade da percorrere e poi scegli la migliore per tagliare il traguardo. Non perderti in vicoli ciechi.
  3. Assumi uno stile tutto tuo. Diventare marchio di se’ stessi aiuta a mantenere la propria identità.

Ricorda, ripartire, anche se da zero, non è mai una sconfitta perchè solo chi ricomincia ha deciso di non arrendersi.

Buona strada e, se vorrai, aggiornami.

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Commenti

Una risposta

  1. Ragioniamoci sù… è poi vero che, quando si riparte, si ricomincia sempre da zero?
    Forse no, perchè se si decide di mettere ordine, inconsciamente, si fa tesoro di quanto comunque appreso nel disordine.
    Non esiste, praticamente, un’esperienza da dimenticare, per quanto sia stata tragica, assurda e inconcepibile (col senno di poi), ogni azione, ogni inizio, ogni amore, sebbene incompiuti, lasciano un segno – sia pure una cicatrice – nell’anima e, nel bene o nel male, ne facciamo comunque tesoro.
    E, quando ripartiamo, abbiamo già metabolizzato le conseguenze, abbiamo già aggiunto un tassello alla nostra vita, alla complessa costruzione della personalità e del carattere.
    Cambia il carattere con l’aggiunta delle esperienze, cambia e, generalmente, si migliora, perchè in termini assoluti cambia la percezione di ciò che ci circonda, di ciò che vogliamo veramente e del limite che possiamo superare, già presupponendo gli ostacoli che incontreremo..
    Cambia, ogni volta che ricominciamo, il metro col quale misurare le nostre capacità, perchè ripartire significa superarsi, superare i propri dubbi, le proprie debolezze… altrimenti tanto vale restare al palo.
    Ricominciare necessita di uno slancio di coraggio che oltrepassa le paure ma, questo sorpasso di se stessi, contiene il vissuto esistente, lo “stato dell’arte” della coscienza fino a quel momento.
    Tutti gli incompiuti inizi sono stimoli che abbiamo accantonato, desideri irrisolti manchevoli della volontà di essere realizzati, ma la consapevolezza che contengono del buono (perchè noi li abbiamo sognati, voluti, vissuti) rimane, allo stato subliminale, dentro di noi.
    E, forse, tra le cose che rimangono impigliate nella rete dell’indecisione, nella confusione della vita, nello scambio delle priorità, le interazioni affettive sono quelle che vanno più approfondite, proprio quando abbiamo deciso di ricominciare, per due validi motivi: il rispetto per i sentimenti degli altri e il rispetto, più ampio e umano, per l’irrazionale che pure in noi costituisce una parte fondamentale e, purtroppo, la più condizionata dal freno della morale comune, delle convenzioni.
    I sogni nel cassetto si rispolverano, si ripresentano ogni volta che abbiamo l’occasione di dedicarci un pò di noi stessi e, spesso, quando le condizioni esterne sono mutate.
    Rispetto agli incompiuti desideri, quelli non mutano, siamo noi che cambiamo nel frattempo… con il tempo raggiungiamo maggiori consapevolezze, i rimorsi lasciano il posto ai rimpianti e questo ci da lo spunto per riflettere.
    Ricominciare senza prima aver fatto chiarezza è impensabile.
    Ma ricominciare dal punto in cui si era già arrivati è fondamentale.
    Sui tempi in cui attuare un nuovo inizio, ogni momento è buono, ogni istantanea della realtà ne contiene il presupposto anche se, alle volte, per capire cosa si vuole, bisogna guardarsi “in terza persona”, dall’esterno, col disincanto di un bambino, senza malizia.
    In questa visione esteriore di se’ c’è la chiave per aprirsi al nuovo.
    E non è lo specchio a fornirci questa immagine, chi ci sta intorno è il riflesso dei nostri comportamenti e sono le persone sincere ad aprirti il cuore, scavando oltre le apparenze, le consuetudini e le abitudini che, inconsapevolmente, prendiamo con noi stessi.
    E, nella solitudine, devi sforzarti di diventare il tuo migliore amico, sicuramente, sarai più sincero con te stesso e, quindi, potrai fare quel piccolo passo che ti porta avanti senza la paura, la pigrizia o semplicemente l’indolenza che ti frenavano.
    Ma quando inizi a camminare di nuovo… non correre, non andare su di giri, non riempirti di te in un vano esercizio di orgoglio, perchè la vera virtù è la calma, l’unica cosa che ti consente di valutare la direzione di ogni passo, scrutare attentamente la meta, leggendo nei segni dell’anima tutte le indicazioni che già possiedi e che, inevitabilmente, guideranno il tuo cammino… un passo dopo l’altro.
    In un mondo che ti incita a correre, fatto di vacui simbolismi – cui attingiamo quasi sempre per noia o becera idolatria – ritrovarsi a camminare quieti in compagnia dei propri sogni può sembrare anacronistico, ma è così, con la pazienza del rocciatore, che si raggiungono le vette più alte… perchè in gioco, proprio come per l’alpinista, c’è la tua vita e non va sprecata, mai.

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