Non voglio essere rete, voglio essere riva

Lasciare agli altri la possibilità di scegliere non è facile, soprattutto se siamo coinvolti, ma è sinonimo di grande intelligenza e maturità.

Dal nostro modo di interfacciarci con l’altro capiamo cosa vogliamo; solo chi è disposto ad aspettare sa che non è sua volontà accontentarsi.

La prima volta che ho letto le parole che trovate in calce credevo che qualcuno mi stesse leggendo nella mente, come l’autore credo fortemente che certi affetti non si possano innestare, ma solo curare sperando di vederli sbocciare.

In fondo, proprio come mi sono ritrovata a dire qualche giorno fa, non possiamo costringere nessuno a restare al nostro fianco. l’affetto, la stima o l’amore sono sentimenti e se fatti con la mente si trasformerebbero diventando ragionamenti.

Ricordate, le emozioni si possono accogliere e tutelare, ma mai imprigionare…

Buona lettura

 

“Tornare. Come suona bene ‘tornare’…
Non si torna mai per caso, perché per tornare devi conoscere la strada. Chi se ne va, spesso, non sa dove vuole arrivare, mentre chi torna lo sa, sa dove sta andando e perché.
Si torna solo dove si sta bene, si torna da ciò che manca, si torna da chi non si riesce a dimenticare. Si torna se non si è potuti rimanere ma non si può rinunciare: come le onde, che troppo lontane dalla riva non ci sanno stare.
E’ facile dire “chi ama resta”. Ma io dubito che sia sempre così, perché restare è un fermo immagine, è immobilità. Mentre la vita vera scorre, è quell’onda che scorre: a volte si deve andare. E allora a me piace chi torna. Perché tornare non solo è consapevolezza, è anche movimento: ha più vita dentro.
E in fondo che importa. Che importa dove vai, se comunque poi torni qui? Che importa quanto aspetto se, ogni volta che torni, mi fai dimenticare che eri andato via?
Io non voglio costringere nessuno a restare. Non voglio essere rete, non voglio trattenere… Preferisco essere riva, il luogo dove vale sempre la pena tornare.
Perché non si può imbottigliare il mare, lo si può solo amare”.

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Commenti

Una risposta

  1. No, non puoi nemmeno immaginare di imbottigliare un sentimento, non puoi nemmeno metterci un’etichetta… l’anima non si legge col codice a barre.
    L’amore deve fluire, fare la sua strada, imbattersi nel periglio e superare l’ostacolo, ma non può fermarsi.
    Deve unirsi ad altro amore, l’amore, deve riconoscersi e identificarsi, sbaragliare il razionale e crescere, immenso e imperituro, incontenibile.
    Puoi essere riva e accogliere un mare d’amore se scegli di allargare l’orizzonte, guardare oltre il confine… quel limite che ognuno sceglie di applicare prima di donarsi completamente… prima di farsi mare e lasciarsi, fluidamente, trasportare dalle correnti.
    Può crescere l’amore, come la marea e allora la riva dovrà accettare di donarsi al mare, di sottrarre a se stessa quella solida consistenza che la rende approdo.
    E’ l’eterna alternanza della vita, un pò i sentimenti di portano al largo, un pò la riva ti attrae al riparo, dove l’amore rientra nel concepibile, nella carezza che tocca l’anima per poi disperdersi in un più ampio respiro.
    Sì, è questa la parola… respiro… puoi attribuirla al mare, nel suo incessante fluire di onde, puoi immaginarla nell’amore, quando diventa l’unisono attingere alla stessa aria, irrinunciabile premessa di vita.
    Hai bisogno di sentire l’altro e puoi riconoscerlo anche nella conchiglia che risuona lontano dalla risacca, perchè quel fluire è eterno, afono al rumore di fondo… sarà sempre e per sempre l’onda, il mare.
    Puoi essere riva se sei stato mare, puoi accogliere l’amore se hai saputo amare.
    Torna l’amore, incurante del tempo e delle distanze, come il mare non può fare a meno di tornare a riva… torna, ed è un continuo rimescolarsi di emozioni e palpiti, il ricordo della tempesta e la successiva quiete, la forza che sgretola le rocce della costa più impervia ed il placido galleggiare sopra i bassi fondali.
    Tutto è irrinunciabile e a tutto puoi rinunciare, tranne che a concepire l’anima come un recinto, ‘che quella non puoi contenerla, proprio come l’onda.
    Questo pensiero è scritto su un di pezzo di carta contenuto in una bottiglia, trasportata dalle correnti verso un destino sconosciuto, è una speranza e un augurio, un’emozione da immaginare, una scoperta e un tormento, un vagito e un caldo respiro, inconfutabile certezza che c’è ancora vita.

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