Palermo fa germogliare il suo seme e diventa capitale della Cultura 2018

Omar sta scendendo dalla nave, in fila indiana, tra cento che, come lui, hanno varcato il confine della dignità e rischiato la vita.

C’è poco di dignitoso nei piedi senza scarpe, nella coperta termica che lo avvolge.

Mette piede su una terra che ha favoleggiato nei sogni, in una città che si adagia sul mare e si circonda di montagne: Palermo.

Sono passati sei mesi da quel giorno, oggi Omar è “cumpà” per tutti quelli che lo conoscono, oggi Omar è palermitano.
Non ci sono migranti, viandanti, turisti… a Palermo ci sono i palermitani, figli di una cultura imbastardita da generazioni di invasori, dominatori che questa trama di inesorabili bellezze, pietre scolpite e kanat, contrastanti sapori agrodolci, fritti di povere farine pestate nel mortaio, ha ma sempre accettato, integrato e, infine, ammansito.
Palermo è un divenire dove culture diverse, carnagioni olivastre e occhi azzurri, arabe iscrizioni e sontuosi ori, si fondono quotidianamente tra un cantiere e le grida dei venditori ambulanti.
Palermo è sicuramente portatrice di una cultura dell’accoglienza, della tolleranza.
Diventa Capitale della Cultura 2018 non per bellezza o ricchezza ma per progettualità, immaginazione, integrazione.
In quel divenire che trascende il presente, Palermo apre le porte… a tutti, da sempre.
Ascolta Palermo, impara e si arricchisce, anche con gli ultimi stretti nel fraterno abbraccio di frate Biagio, nel calore della Vucciria, nei vicoli del rinato centro storico, oggi Patrimonio dell’Unesco e dell’umanità.
E’ patrimonio immateriale la cultura, come immateriale e indescrivibile è la sensazione di chi visita la città e si sente subito a casa.
E torna, allora, come il figliol prodigo, torna come le stagioni che non infrangono il mite clima della Conca d’Oro.
Il microclima ha favorito il germogliare di un seme di cultura che oggi è identità, riconosciuta e meritata.
Un riconoscimento che più di un premio è uno stimolo, un incoraggiamento di cui c’era bisogno.

Due parole sull'autore Francesca Putrino

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