“Parola per parola” – Colore

Colore sta, oggi e qui, per Andy Warhol, perché a noi di bigodini ci piacciono un sacco i tipi pop (“la pop art è un modo di amare le cose”), quelli che hanno l’intelligenza e l‘ironia di prendersi un poco in giro o di non prendersi troppo sul serio. Quelli che si spettinano con accuratezza e non perdono tempo a giudicare: “le etichette vanno bene per le lattine, non per le persone”. Quelli che sanno dire robe del tipo: “un artista è chiunque sappia fare bene una cosa, cucinare, per esempio”, e sì, perché l’arte, in fondo, (e qui cito ancora, cito Sergio Claudio Perroni) “è il talento di spremere più significato possibile dalle cose semplici”.

Ecco, gente così, gente che ce la sa, a noi fa star bene, e ci piacerebbe conoscerne parecchia, perché ci lascia un po’ meglio di come ci trova, la gente così. Sono quelli leggeri, insomma, leggeri come l’uccello (e non come la piuma), perché la pesantezza (specie quella delle persone), fateci caso, è pesante davvero; ti svuota, ti toglie energia. Avete presente quella gente che tiene sempre il naso un poco arricciato come per un invisibile e costante puzzo? Quella che non sa sorridere? Quella gente sempre stanca come se zappasse la terra h24, che si lamenta perché fa freddo, fa caldo, mi duole il dito… ecco, questa gente qui – se non strettamente necessario – amiche bigodine, evitiamola, mica per loro, per carità (ogni fortuna, a loro), è solo che è più salutare spettinarsi di colore.


E a proposito di colore, non voglio dirvi di Warhol (c’è wikipedia, se interessa), del suo essere stato tante cose, della pallottola che si beccò da una femminista; no, vorrei dirvi della consapevolezza che è sempre luce nel percorso di ognuno di noi. Alcuni di noi, come Andy, sanno dare una forma e un colore alla consapevolezza. Lui lo ha fatto con le sue serigrafie, per esempio: “la vita è una serie di immagini che cambiano solo nel modo di ripetersi”, e credo avesse ragione; è un po’ amaro, lo so, ma la verità – di solito – tende all’amarognolo. Lui, però, ha saputo colorare il retrogusto; ha saputo dare un volto suggestivo e luminoso alla consapevolezza. Ecco, giusto per dirvi: comunque vada, restate forti e divertitevi col colore e con la luce.

Cettina Calio

Due parole sull'autore Cettina Calio

Cettina Caliò ha studiato presso la scuola superiore per interpreti e traduttori di Roma e presso la facoltà di lingue e letterature straniere di Catania. Si occupa d'insegnamento on line di lingua inglese. Scrive poesie e racconti. Sostiene di scrivere perché ha nostalgia di tutti i momenti in cui si è sentita viva. Le piacciono le parole di due sillabe e gli autogrill. La musica classica è la sua variante del silenzio. Divide le persone in due categorie: quelle in gamba e quelle che non lo sono. Legge molto perché, dice, le piace andare lontano restando vicino. Ha pubblicato: Poesie (Ibiskos 1995), L’Affanno dei verbi servili (Bastogi 2005), Tra il condizionale e l'indicativo (Ennepilibri 2007), Sulla cruda pelle (Forme Libere 2012).Ha ottenuto riconoscimenti in ambito nazionale e figura con i suoi testi in antologie e riviste letterarie. Dicono di lei: singolarissima autrice toccata dalla grazia di una vena comunicativa visionaria e coinvolgente. Un intreccio linguistico misurato e acuto. Polivalenza espressiva di rara ricchezza cromatica. Leggerezza e intelligenza si fondono nella luce della parola poetica. Eleonora Roncaglia – Critico letterario- Sei una rompipalle epica. Giuseppe Condorelli – Insegnante e poeta

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